licenziamento del poeta
giovedì, agosto 30, 2007
i segreti erotici dei grandi chef La cucina di un vero gourmet e cuoco provetto, la si riconosce da certi dettagli.
venerdì, agosto 17, 2007
Il 15 agosto, Giulio Mozzi pubblicava sul sito vibrissebollettino un pezzo ("Antonio D'Orrico vs. Marcel Duchamp") nel quale operava un raffronto critico tra due "operazioni culturali": ovvero, il gesto col quale Marcel Duchamp piazzò il celebre Orinatoio in un museo, e il gesto col quale Antonio D'Orrico piazzò la faccia di Giorgio Faletti sulla copertina del "Magazine" del "Corriere della Sera", affermando che si trattasse del "più grande scrittore italiano". Ora: Giulio Mozzi ha riscontrato una serie di analogie tra i due gesti, quello di Duchamp e quello di D'Orrico (per sapere di quali analogie si tratta, consiglio senza se e senza ma, come si usa dire oggidì, la lettura del brano di Mozzi: che è molto interessante). Tuttavia, dopo aver riflettuto sulle analogie riscontrate da Giulio Mozzi, mi è venuto da pensare che, il gesto di Duchamp e quello di D'Orrico, aldilà di certe epidermiche somiglianze, mi apparivano - e tuttora mi appaiono - come azioni radicalmente diverse, specialmente per via del contesto (il Museo, nel caso di Duchamp; la copertina del "Magazine", nel caso di D'Orrico). Ciò che ho scritto nei commenti al brano di Giulio Mozzi, affermando: Percepisco una ulteriore distanza tra il gesto di Marcel Duchamp e quello di Antonio D'Orrico. Duchamp ha esposto il suo orinatoio in un museo: D'Orrico ha piazzato la foto (o, forse più esattamente: è stato il fautore della pubblicazione della foto) di Faletti sulla copertina del Magazine. La copertina del Magazine non è un museo. Non è areolata dalle qualità di autorevolezza, prestigio, etc. che il visitatore, casuale o avveduto che sia, riconosce nel museo; e che godono, mi sembra, di pieno riconoscimento da parte della società e delle istituzioni: prova ne sia il fatto che gl'insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado portano gli studenti a "visitare il museo", dando per assunto che in esso si trovino opere di rilievo, che valga la pena di vedere. Ora, mi vien da chiedere: quale sarebbe, oggi, per la letteratura in generale e la narrativa in particolare, l'equivalente del museo? Mi vien da rispondere che per la letteratura, il Museo è il Canone (il cui scopo, secondo Harold Bloom, è identificare e raccogliere quei libri che "l'individuo che, in questo tardo momento storico, desideri ancora leggere, dovrà tentare di leggere"). Stando così le cose, il gesto di D'Orrico mi sembra sempre più lontano da quello di Duchamp, perché: 1. D'Orrico non ha in alcun modo il potere di far entrare Faletti nel Canone: anzi, già l'idea sembra ridicola; 2. Il Canone, che pure ha la sua influenza sulla formazione culturale degl'individui (influisce, ad esempio, sulla proposta didattica delle scuole) non ha lo stesso "appeal" del museo. Il più ignorante bifolco americano del Midwest, appena giunto a Firenze, viene istradato verso gli Uffizi quasi per automatismo: difficilmente lo stesso bifolco verrà istradato alla lettura di Dante, Petrarca o Boccaccio (anzi, può darsi che non li senta mai neanche nominare). Al che, Giulio Mozzi mi ha risposto: Davide, due domande. Ora, chi è interessato alle mie risposte a queste due domande di Giulio Mozzi, può leggerle qui. Voi, nel frattempo, state bene.
Scrivi: "La copertina del Magazine non è un museo. Non è areolata dalle qualità di autorevolezza, prestigio, etc. che il visitatore, casuale o avveduto che sia, riconosce nel museo" ecc. Quindi: di quali qualità (diverse da quelle tipiche di un museo) è "areolata" la copertina del Magazine?
Poi scrivi: "D'Orrico non ha in alcun modo il potere di far entrare Faletti nel Canone". Quindi: dove lo fa entrare?
giovedì, agosto 02, 2007
il tramonto dell'Occidente, in diretta Ah che bella cosa, i blog antologici.
mercoledì, agosto 01, 2007




