licenziamento del poeta
lunedì, novembre 27, 2006
got a fist of pure emotion Ci sono gesti che hanno un valore positivo, o più valori positivi, e al contempo un valore negativo, o più d'uno. Può essere una buona idea tagliare una testa di re, ma non si può fare senza che ci scappi il morto: insomma ci sono gesti che ti fan pensare che spesso e volentieri per buttar via l'acqua sporca bisogna buttar via anche il bambino. E Babel a me sembra un gesto così, un film di grande lussuria e godimento ed efficacia e potenza visiva, costruito su una grande povertà e un gran squallore e un gran trascuratezza sul fronte della narrazione. Narrazione che però, almeno per un terzo del film, centra il bersaglio. Forse per puro caso. Ma comunque. Alejandro González Iñárritu fa sempre lo stesso film. Si prendano le esistenze di persone che hanno ben poco a che fare le une con le altre, anche se vivono le une accanto alle altre. Esempi: la coppia borghese Brad Pitt-Cate Blanchett (Babel) ha ben poco a che spartire con la tata messicana, anche se costei ne accudisce i figli; così come il pregiudicato Benicio Del Toro, in 21 grammi, aveva ben poco a che spartire con Naomi Watts (moglie di un architetto), anche se i due personaggi abitavano nella stessa città. Ma dicevamo: si prendano le esistenze di persone che hanno ben poco a che fare le une con le altre, anche se vivono le une accanto alle altre. Dopodiché si scateni una tragedia che mette in connessione le loro vite (Benicio Del Toro che tira sotto la macchina marito e figli della Watts in 21 grammi, i ragazzini figli di un pastore marocchino che sparano al pullman dov'è la turista americana Cate Blanchett in Babel). Poiché Babel è film più lussuoso e lussureggiante di 21 grammi, girato con più soldi e articolato su tre continenti (Asia, Africa, Americhe) le tragedie qui poi sono addirittura due: i ragazzini figli di un pastore marocchino che sparano al pullman dov'è la turista americana Cate Blanchett, moglie di Brad Pitt, e la feriscono; e la tata messicana che si porta i ragazzini della coppia Pitt-Blanchett al matrimonio del figlio, in Messico, dando così la stura a una quantità inusitata di guai che manco il vaso di Pandora. In Babel, come in 21 grammi, le vite dei protagonisti risultano stravolte da queste tragedie, che ci mostrano la sfrenata forza di ciò ch'è imprevedibile e imponderabile, di ciò che non possiamo sapere o prevedere né immaginare. Uhm. Il tema è così nuovo e fresco, così vitale, che Erodoto ne parlava già 2500 anni fa nelle sue Storie (cit: "Ospite, ciò che è stato stabilito per volere del dio è difficile per l'uomo stornarlo"). Insomma Babel non è quel che si dice un film con idee originali, quantomeno nell'impianto della narrazione, anche perché il buon Alejandro González Iñárritu ce le ha già proposte in 21 grammi e pure nell'esordio Amores Perros. In Babel, sempre perché qui abbiamo più soldi da spendere per produrre il film eccetera, c'è pure una terza storia: che potremmo sintetizzare dicendo ch'è la storia di una ragazzina giapponese sordomuta che non riesce a comunicare col mondo. C'è un collegamento (ma proprio miserrimo) tra quest'ultima storia e le storie della coppia Pitt-Blanchett e della tata messicana, comunque va detto che - a onor del vero - quest'ultima storia è l'unica in cui il buon Iñárritu non si concede espedienti così mèlo da risultar melensi per tener su un minimo d'impianto drammaturgico. Che purtroppo nelle altre storie il buon Iñárritu lui vorrebbe fare il regista di un film serio aspro e cazzuto in cui noi scopriamo la sfrenata forza di ciò che irrompe nelle nostre vite senza avvisarci ed è imprevedibile e imponderabile, di ciò che non possiamo sapere o prevedere né immaginare, però per far questa cosa lui si affida a espendienti così mèlo da trasudar melassa. L'esempio clamoroso è che la coppia Brad Pitt-Cate Blanchett è in crisi ed è in vacanza in Marocco per cercar di ricucire il proprio matrimonio e salvarlo dalla crisi. Ovviamente la coppia Brad Pitt-Cate Blanchett uscirà dalla crisi fronteggiando le avversità che nasceranno e cresceranno e si moltiplicheranno dopo che la Blanchett verrà ferita dal colpo di fucile dei figli del pastore marocchino: l'ambulanza che non arriva, la ferita ricucita senza anestesia, etc. etc. Tutto originalissimo, come vedete. Invece la terza storia è quella in cui appartentemente non c'è clamoroso incidente, non c'è tragedia. Ed è invece l'unica storia in cui si respira davvero aria di tragedia. Perché nella storia della ragazzina giapponese sordomuta che non riesce a comunicare col mondo il buon Iñárritu sceglie il registro del grottesco e le cose vanno meglio: la ragazzina mostra la figa in pubblico, poi tenta d'infilare la lingua in bocca al suo dentista, poi attira un poliziotto a casa sua per presentarglisi nuda davanti. E la faccenda funziona: gli espedienti grotteschi, infelici, allucinati, ch'ella adotta per comunicare con un mondo che la rifiuta ci danno la misura della sua disperazione: una disperazione nera, vorace, che inghiotte ogni speranza. Vien da pensare allora a una cosa che qui ha detto Antonio Pascale sull'impossibilità di narrare il tragico, di raccontare la tragedia oggidì. Pascale ha detto: "Da quando circa 500 anni fa, la forma tragedia è morta, siamo rimasti orfani di una rappresentazione catartica. Non è possibile immaginare eroi che si ribellano al proprio destino, perché la consapevolezza di noi stessi è molto più alta. Almeno così sembra. Insomma, nella rappresentazione tragica, non possiamo chiedere a nessuno la spiegazione del perché la dea Atena abbandona Ettore sul più bello del suo duello, gli devia la lancia. Perché? E perché cade Troia? Insomma le mura di Gerico cadono perché la città si è ribellata a Dio, ma sappiamo anche che verrà ricostruita più forte. Ma Troia? Perché? Dove non c'è tragedia non c'è risposta. Anzi, nemmeno la domanda. Niente, c'è l'eroe che cade tragicamente e per questo lo amiamo, amiamo il fatto che vada incontro a un destino già segnato, la forza tragica è questa. L'impossibilità di capire e il coraggio di accettare l'ignoto. Oggi, se Troia fosse caduta, centinaia di storici, psicologi, antropologi, urbanisti avrebbero raccontato il perché. La consapevolezza limita la tragedia". A me pare che qui Pascale dica una cazzata, e che il buon Iñárritu, che per il resto ha sbagliato l'impianto narrativo di gran parte del suo film, con la storia della ragazzina sordomuta centri il bersaglio. Perché mi sa che sì, come dice Pascale, se oggi cadesse Troia, centinaia di storici, psicologi, antropologi, urbanisti si metterebbero lì a tentar di raccontarci il perché. Ma, aggiungo io, senza capirci un cazzo. Senza minimamente sanare la tragedia, senza cavarne nulla se non spiegazioni che si affastellano, si contraddicono, si sovrappongono, e che invece di spiegarci la tragedia ci spiegano l'ideologia, e il modo di pensare, di chi vorrebbe spiegar la tragedia. Giustamente, il buon Iñárritu invece se ne frega di spiegar la tragedia, e sembra altresì ossessionato dall'idea, anzi da una vera e propria foga, di raccontare storie insanabili, vite spezzate senza un perché, o senza che il perché risulti minimamente utile, e men che mai salvifico. A volte ci riesce, altre volte no. Poi comunque non vorrei parlar più male di Babel perché è un film che, come racconta qui Tiziano Scarpa, è molto ma molto bello da vedere. Perché è girato da dio, e ci son dentro scene pazzesche per quanto son belle ("Perdersi nel deserto messicano con due bambini che si disidratano sotto il sole; camminare sulla sabbia con i tacchi da festa; oscillare con forza in altalena, fatti di mdma e whisky; offrirsi al vento dell'altipiano; puntare i fucili contro un bambino inginocchiato con le braccia alzate; vedere uccidere una gallina per la prima volta…"). Lui Tiziano Scarpa dell'impianto narrativo sballato se ne frega, dice che non è importante ("Una storia è tutto ma è anche niente"). Per me invece è importante, però non mi sembra sballato del tutto: mi sembra sballato fino a un certo punto. La storia della ragazzina tiene, le altre due no. Ma Babel resta molto bello da vedere, perché è girato da dio.
got a head of shattered dreams



