licenziamento del poeta

il blog di davide l. malesi. letteratura, amore, morte e altre sciocchezze.

mercoledì, marzo 14, 2007

alcune cose utili da fare per leggere e scrivere narrativa con profitto, #1

Anzitutto, non lasciarsi indurre in tentazione da attività sociali. Se vi telefonano per dirvi: Andiamo di qua? andiamo di là? andiamo a ballare? andiamo al cinema?, ebbene: voi, non andateci. Dite di no. Siate cortesi, ma dite comunque: no. La lettura, e la scrittura, sono attività che prevedono anzitutto isolamento. Da lettori, non potete immedesimarvi in personaggi che non siete, in storie che non sono vostre, se non vi isolate debitamente. Continuerete a ragionare con la vostra testa, a guardare coi vostri occhi. E proverete, leggendo, una smisurata affezione per personaggi e libri che raccontano storie di gente che, in qualche modo, vi somiglia. Di solito, questi personaggi e questi libri fanno, dal punto di vista letterario, schifo anzichenò. Per non parlare poi di quando scrivete: se voi uscite, avete una vita sociale, praticate una interazione con l'ambiente che vi circonda, sarà difficile che poi possiate narrar con efficacia le vicende di personaggi che non siete, e che nulla hanno a che vedere con voi. Sarà difficile che possiate pensar con la loro testa, pensare alle cose a cui pensano loro, vedere con i loro occhi. E poiché voi non siete loro, e gli occhi che vi ritrovate sono i vostri, la cosa migliore che possiate fare è non usarli. Non nel senso di mettervi una benda (anche se può servire), ma nel senso di non fidarvi delle cose che vedete. Sia come lettori, che come narratori. Una banale sedia: sembrerà banale a voi, ma che ne sapete di cosa essa rappresenta, per questo o quel personaggio? Un tavolo, una caraffa, un televisore: cose che vedete tutti i giorni, ma come potete sapere quale significato essi abbiano, per le persone inventate di cui leggete la storia, o di cui siete voi a inventarvela? Mi viene in mente che all'inizio di Guerra e pace ci sono due personaggi che parlano in francese (due aristocratici russi). E Tolstoj non li traduce. Nel senso che quando Tolstoj ha scritto Guerra e pace, in russo, all'inizio del libro ha piazzato lì due che parlano in francese, e non li ha tradotti. Sulle ragioni per cui ha fatto questa scelta, si è dilungato meglio di quanto io possa fare Umberto Eco (in Dire quasi la stessa cosa). Ma ciò che conta è: di fronte a due personaggi che parlano francese e non sono tradotti, cosa dovrei fare? E' importante ch'io conosca il francese? E' importante ch'io sappia leggerlo, quel dialogo? Oppure c'è da capire che nel libro ci sono due personaggi che parlano una lingua straniera, ed è importante capire il perché parlino quella lingua, piuttosto che gli argomenti della conversazione e le battute che si scambiano? (Chi traducesse nella propria lingua quelle battute in francese all'inizio di Guerra e pace scoprirebbe che si tratta di una conversazione frivola, brillante e frivola, sì, e del tutto ininfluente alla trama). E dunque: non bisogna dar per scontato, quando si legge, alcun oggetto: conversazione canzonetta sedia tavolo brocca o lettore dvd che sia. E men che mai quando si scrive, si può darli per scontati. Sono oggetti. Se sono lì, sulla pagina, devono esserci per un motivo (se il motivo non c'è, lo scrittore ha sbagliato qualcosa). Se siete voi a metterceli, dovete metterceli per un motivo. Ne riparliamo nel prossimo post. State bene.

also sprach licenziamentodelpoeta 08:54 | permalink | commenti (27)