licenziamento del poeta

il blog di davide l. malesi. letteratura, amore, morte e altre sciocchezze.

martedì, marzo 20, 2007

colpirne cento

100 bullets, con tutti i suoi limiti - che pure ci sono e non possono esser dimenticati -, è un fumetto impressionante, sì impressionante, io credo che la parola sia quella: anzitutto per il montaggio che adopera magistralmente pure le vignette piccine picciò. Il che è gran cosa, perché dopo che Frank Miller ha aperto i giochi ai tempi in cui il Cavaliere Oscuro tornò, 'sti fumettari americani, dannati loro, han cominciato a macinare splash pages, verticalizzazioni a tutta pagina che manco Sergio Toppi, primi piani primissimi, piani sequenza che occupano due paginazze piene e via discorrendo, perché fare così è facile e spettacolare: scordandosi che Frank Miller, nel suo Cavaliere Oscuro che tornava, è vero che magari ci schiaffava - spesso e volentieri - la splash page con Batman che salta giù dall'elicottero per andarsi a menare con la sbirraglia di Ellen Yindel, o che cavalca alla testa dei Figli di Batman, però poi lavorava duro sulle sequenze di vignette piccine, e lo spazio lo usava tutto per raccontare la storia, non lo sprecava mai. Ricordo bene, io, certi memorabili monologhi di Batman cadenzati al ritmo dei pestaggi, con Batman appunto che stava lì e menava mazzate di morte, e nel frattempo monologava (il pestaggio finale di Superman docet). Ma pochi tra i fumettari americani hanno la dignità morale e civile di Frank Miller, e invece allora in tanti sprecano spazio a manetta, cosicché ormai per raccontare certe storielle asfittiche dove non succede quasi un cazzo, ci vuole un albo di 48 pagine, quando io mi ricordo i tempi dei terrificanti diktat DC Comics in cui si pretendeva che in 48 pagine ci stessero ben DUE storie. Comunque: 100 bullets è un fumetto impressionante, molto stiloso, scenico, con un sacco di personaggi, scene d'azione superbe, dialoghi non eccezionali ma adeguati (talora persino eleganti), e personaggi fichissimi. C'è Lono, un sicario con la faccia bastarda che dà il meglio di sé quando si vendica (in effetti, passa un sacco di tempo a vendicarsi) ed è creativo quanto infame nelle sue vendette (la scena in cui ironizza sullo stupro che ha appena inflitto a una tipa dopo averle freddato il fidanzato è magistrale). C'è l'agente Graves, un uomo di fede, intenzionato a dettar legge (a suo modo) in un mondo ch'è ormai "fuorilegge nella sua stessa anima" (come dice uno dei personaggi della serie). C'è poi Dizzy Cordova, ch'è una gran figa a cui hanno ammazzato il figlio e il marito, e che ha imparato a sopravvivere. C'è il signor Shepherd, uno che ci tiene a stare in buoni rapporti con tutti e sa essere ironico il giusto pure quando, ahilui, sta scomodamente legato a una sedia con una calibro .45 puntata in faccia. C'è "Loop" Hughes, un nero che trova suo padre, poi trova la vendetta, poi trova un sacco di quattrini e poi trova una galera (e in tutto ciò continua a trovarsi davanti Lono nei momenti più infausti). E, a parte i personaggi: ci sono un sacco degl'ingredienti tipici di tanta fiction cinematografica e televisiva americana - vendetta, teoria della cospirazione, retroscena svelati a colpi di flashback serratissimi, storie circolari in cui niente è ciò che sembra -: ingredienti non originalissimi epperò qui mescolati magistralmente. Ma soprattutto c'è che la cosa migliore di 100 bullets è, disegni di Eduardo Risso a parte, la sua drammaturgia. La cui chiave di volta è semplice, eppure - o forse proprio per quello - di una efficacia bestiale. Vale a dire: i personaggi sono personaggi tragici, e la loro tragedia sta nel fatto che, per una volta, devono rispondere a una domanda che, lo sanno, sarà decisiva per il destino proprio e quello d'altri. Ad esempio:

1. Sei uno che non ha mai avuto scelta, nella vita. Sei un povero disgraziato. La sola cosa a cui davvero tenevi - la tua donna, tua figlia, i tuoi familiari - sono stati spazzati via. Ti aggrappi al tuo vivere quotidiano come un naufrago a una zattera di fortuna: ogni tanto scruti l'orizzonte per vedere se c'è terra in vista, epperò non ci credi più di tanto. Un bel giorno arriva da te un tipo in tenuta da Iena (completo nero, cravatta nera, camicia bianca). Vecchio. Dice di essere l'agente Graves. Ti ricorda che la sola cosa a cui davvero tenevi - la tua donna, tua figlia, i tuoi familiari - sono stati spazzati via. Ti mostra le prove che il responsabile è un certo tizio: è lui che ti ha portato via tutto. Ha violentato tua figlia lasciandole dei traumi che hanno finito per ucciderla. E' il padre che ha abbandonato te e tua madre lasciandovi a una vita di stenti in un quartiere merdoso. E' lo sbirro corrotto che ha sparato a tuo marito e a tuo figlio nel mezzo di un regolamento di conti per una storia di droga. Adesso, dice Graves, non sarò io a dirti che cosa devi fare. Però ti lascio questa valigetta. Dentro ci sono le prove che quello che ti ho detto è vero, c'è spiegato come fare a rintracciare il tizio che ti ha rovinato (casomai ce ne fosse bisogno) e c'è una pistola con cento colpi (i 100 bullets del titolo).  Qualsiasi cosa farai con quella pistola, la legge non potrà toccarti. Sarai al disopra di tutto. Se ti vendicherai, tu rimarrai impunito. Arrivederci. Oppure:

2. Sei uno che non ha mai avuto scelta, nella vita. Sei un povero disgraziato. La tua vita va avanti per inerzia. Campi d'espedienti. Oppure fai il gelataio ambulante. Sei un nessuno qualsiasi. Un giorno qualcuno ti sussurra una parolina all'orecchio e una parte della tua memoria, che era stata come cancellata, si risveglia. Scopri di non essere, in verità, il nessuno che credevi. Sei uno dei killer più sofisticati che si possano immaginare. Se c'è un sistema buono per ammazzare la gente, tu lo conosci. Con le mani, le lame, le armi da fuoco. Di più: appartieni a una fratellanza di killer che ha uno scopo, un glorioso destino. Ma sei stato tradito. Da gente di cui ti fidavi. Ti avessero almeno ammazzato: no, hanno cancellato la tua memoria e ti hanno consegnato a una vita di merda. Adesso conosci la verità. Fai un po' quel che credi. Arrivederci. Oppure:

3. Sei uno che ha sempre creduto che il mondo fosse quel posto che ti raccontano i giornali e la televisione. Un posto in cui ci sono Stati, leggi, eccetera. Le guerre, le elezioni, insomma: le solite cose. Un giorno qualcuno ti racconta che oltre la storia che tutti conosciamo ce n'è una sotterranea. Che le cose non sono quelle che sembrano. Che tu sei, davvero, una pedina di gente che, secoli prima che tu nascessi, ha stabilito il destino del posto in cui vivi. Se la tua vita fa schifo, se non hai soldi, se non hai figa, è colpa loro. Quella gente ha plasmato anche il tuo destino. Sono in debito con te, anche se fino a un minuto fa non lo sapevi. Adesso lo sai. E se lo sai, è perché noi abbiamo deciso di dirtelo. Noi siamo quelli a cui non piace questo stato di cose e abbiamo deciso di fare il culo a questi stronzi. Puoi unirti a noi, se ti va. Ci farebbe piacere.

Mi fermo qui, per oggi. Anche perché ho detto due cose che non ho approfondito: che il bello di 100 bullets è la sua drammaturgia, e che tuttavia 100 bullets ha i suoi limiti. Ne parliamo nel prossimo post.

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