licenziamento del poeta

il blog di davide l. malesi. letteratura, amore, morte e altre sciocchezze.

lunedì, marzo 26, 2007

(dis)educarne uno

Si parlava di due cose, riguardo a 100 bullets: potenza drammaturgica (che c'è, eccome) e limiti (che ci sono, eccome). Vediamo.

Potenza drammaturgica: non ci sono cazzi, è sempre un gran tema quello dell'individuo sfigato e malmesso che - per la prima volta nella sua vita -  scopre di avere un potere: quello di giustiziare qualcuno, o di essere un killer micidiale, o di scoprire il mondo reale oltre il velo del mondo fasullo (si veda il post precedente). Il personaggio sfigato e malmesso si trova, all'improvviso, con in mano una forza, una capacità di agire e d'imporre la sua volontà agli eventi, che 1) non ha mai posseduto, e

2) che in molti casi lo eccita, perché dopo una vita di sfighe e umiliazioni il sentirsi potenti risveglia ovvii desideri di rivalsa, e

3) che in molti casi lo spaventa, perché una simile capacità di agire gli è sconosciuta, e ne teme le conseguenze per se stesso e per gli altri.

Ce n'è abbastanza per mettere in gioco le situazioni più cariche di ogni drammaturgia: a parte la vendetta, tema classico di tutte le drammaturgie "forti" e che in 100 bullets è spesso il primus motor degli eventi, è ovvio che con un impianto siffatto non sia difficile tirare in ballo scene ed emozioni fortissime (agnizioni, cacce all'uomo, deflagrazioni di rimorso e sensi di colpa, standoffs all'ultimo sguardo feroce, complessi di inferiorità che esplodono, complessi di superiorità che schizzano come molle,  e via discorrendo). Brian Azzarello, autore dei testi di 100 bullets, non si vergogna a star sempre col piede sull'acceleratore: anche quando ciò significa farsi scappare situazioni un po' mélo (si veda Hang up on the hang low, la storia di un figlio che ha l'occasione di vendicarsi del padre malavitoso che ha abbandonato lui e la madre anni or sono: ma che, una volta incontrato il padre, invece di accopparlo decide che preferisce conoscerlo: e il padre ne fa così il suo allievo e complice d'imprese malavitose). Ciò detto, Hang up on the hang low è proprio la storia esemplare per tirare in ballo quella che è la chiave, a mio avviso, dell'efficacia e della potenza drammaturgiche di 100 bullets. Vale a dire il fatto che parecchi dei beneficiari della "pistola magica con 100 proiettili" (si veda il post precedente: eddue) scelgono di fare altre cose piuttosto che vendicarsi e basta. C'è chi decide di non servirsi affatto dell'arma, perché è spaventato o non si fida; e c'è chi invece si mette a indagare sull'agente Graves che gli ha consegnato la fatidica valigetta. C'è chi è dubbioso e chi è perplesso. C'è chi finisce per usare la pistola solo perché si trova inguaiato nel mezzo di un turbine di eventi e situazioni pericolose, non avendo ulteriori strumenti per sopravvivere, ma di usare quell'arma avrebbe fatto volentieri a meno. Insomma: c'è tutta una gamma di sfumature comportamentali, di psicologie, di reazioni. Come dice una vecchia canzone, c'è tutto un mondo intorno a quella pistola coi suoi 100 proiettili.  

Purtroppo ci sono anche i limiti di 100 bullets, e qui veniamo al punto dolente. Ovvero gl'ingredienti di cui Azzarello si serve per tenere in piedi l'intreccio: teoria della cospirazione, gangster stories, amorazzi in salsa noir tra vendicatori disillusi e ragazze dal sorriso triste, organizzazioni segrete che vogliono far sì che tutti credano a una "falsa idea del mondo" affinché non si scopra come stanno realmente le cose, etc. Qui spesso i cliché vengono fuori e abbondano: si sente puzza di X-Files (la cospirazione mondiale), di Boyz'n'the Hood (certe storie di strada), di Quei bravi ragazzi (i ritratti di alcuni personaggi malavitosi), de I soliti sospetti (il burattinaio invisibile e/o introvabile che orchestra complicate trame criminose), etc. etc. Insomma: a discapito di Azzarello occorre dire ch'egli attinge a un immaginario cinematografico e televisivo non del tutto nuovo, anzi: mentre a suo favore si può dire che gl'ingredienti di tale immaginario, che sanno ormai un po' di stantìo, egli li cucina con salse sue. Al lettore l'ardua sentenza: ma sappia che a non leggere 100 bullets perde qualcosa, perché la vetustà di cert'ingredienti è compensata, oltreché dalle salse di Azzarello, dal formidabile lavoro di Eduardo Risso ai disegni e agl'inchiostri: che dà a 100 bullets un sapore assolutamente unico.

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