licenziamento del poeta

il blog di davide l. malesi. letteratura, amore, morte e altre sciocchezze.

mercoledì, aprile 11, 2007

cose (non necessariamente utili) che s'imparano scrivendo romanzi

Le ossessioni sono determinanti. Vale a dire: che tu racconti la storia di un rappresentante di commercio (come in Veramente difficile ripetere il medesimo stratagemma, da qui in poi VDRIMS per brevità) o di un gangster (come nel romanzo che sto finendo di scrivere adesso), se sei ossessionato da qualcosa, finirà per saltar fuori, non c'è santo. Io, per esempio, sono ossessionato dalla fallacia della nostra memoria, specie se paragonata alla straordinaria fiducia che sembriamo riporre in essa. La cosa è venuta fuori, ovviamente in VDRIMS; e sta venendo fuori anche nel nuovo romanzo.

I personaggi tendono a prendere la mano. Vale a dire: che tu racconti la storia di un rappresentante di commercio o di un gangster, continuamente saltano fuori personaggi che nella trama hanno sì una funzione, ma dopo un po' questa funzione ti interessa sempre meno (almeno, a me succede così). Invece va a finire che, man mano che tu conosci questi personaggi, dopo un po' ti interessano più loro della maggior parte delle persone che ti stanno attorno, e dei personaggi principali del libro (nel mio caso, la faccenda diventa patologica: spesso un personaggio secondario può prendermi la mano per un sacco di pagine, come succede in VDRIMS con la storia di Franco il manutentore, e come succede un sacco di volte nel romanzo nuovo). Questo è un po' (per me) il bello della narrazione romanzesca, e la ragione per cui penso che scriver racconti è centomila volte meno divertente che scriver romanzi: il fatto che, quando hai a che fare con un romanzo, puoi metterti seduto a scrivere e pensare: "Vediamo un po' cosa faccio capitare a Tizio/Tizia oggi" (Tizio/Tizia è un personaggio secondario), e ciò con la massima disinvoltura perché in genere si tratta di storie che non hanno nulla a che vedere con la trama principale, che la influenzano pochissimo o per nulla. Nel nuovo romanzo che sto scrivendo, a dire il vero, ho tentato di fare qualche sforzo in più per raccordare queste storie "minori" alla trama principale, anche perché in alcuni casi mi hanno preso veramente la mano per pagine e pagine e pagine. Ad esempio c'è la storia di un giornalaio che ruba e poi uccide alcune pecore di un pastore rumeno, una storia vera a cui mi son divertito un mondo ad aggiungere piccole e grandi componenti romanzate, e che a un certo punto mi ha appassionato più di tutto il resto. Oppure la storia di una tipa che fa la pornoattrice e anche un po' la squillo, e che contrae un debito senza saperlo (vale a dire che lei è convinta che i soldi le siano stati prestati "a babbo morto", e invece non è così): e questo debito, oltre al fatto che il fidanzato della tipa è stato arrestato, scatena una girandola di eventi. Anche questa è una storia in parte vera, e la cosa buffa è che le parti che mi sono inventato io sono quelle meno comiche e grottesche, ovvero me le son dovute inventare per dare una impressione di realismo alle storie che andavo raccontando.

Certi personaggi tendono a ripetersi. Mi son reso conto che, sia in VDRIMS che nel romanzo che sto finendo di scrivere, sono presenti (in ruoli non decisivi, però compaiono) avvocati, pornoattrici e ragazze squillo. La cosa non è stata da me premeditata in alcun modo. Non so cosa significhi. Però mi è stata fatta notare questa curiosa coincidenza.

(continua nel prossimo post)

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