licenziamento del poeta
lunedì, ottobre 17, 2005
reject false icons Due storielle. La prima: giorni fa, io e il mio libraio di fiducia scambiamo due chiacchiere. Il mio libraio di fiducia, va detto, è il figlio dei miei pasticceri di fiducia ed è un bravo libraio, figlio di bravi pasticceri. Insomma: mi fido di lui. Ha una libreria piccola ma agguerrita e le cose che gli vanno bene perché conosce il suo mestiere (e i suoi polli). Allora gli chiedo, per pura curiosità, come sta andando - a livello di vendite - il nuovo romanzo di Dan Brown. Mi dice che sta andando benino; ma non meglio di così. Al che io mi mostro abbastanza stupito che il nuovo romanzo di Dan Brown, dopo gli sfracelli dei precedenti, stia andando solo "benino". E lui mi racconta che molti tra quelli che han comprato i precedenti romanzi di Dan Brown (e li hanno assai apprezzati) di fronte a questo nuovo romanzo hanno un curioso comportamento: lo prendono in mano, lo sfogliano, leggono la sinossi, poi lo rimettono dov'era prima. E non lo comprano. Ora il mio libraio di fiducia tra i suoi clienti ne ha pure alcuni che sono ormai più amici che clienti e ai quali può anche fare qualche domanda imbarazzante: o meglio, che sarebbe imbarazzante se fatta a qualcuno che è solo e soltanto un cliente e non anche un amico. E tra questi clienti che sono ormai più amici che clienti ce ne sono alcuni che han comprato i precedenti romanzi di Dan Brown (e li hanno assai apprezzati) ma che di fronte al nuovo romanzo di Dan Brown l'han preso in mano, e sfogliato eccetera ma alla fine han deciso di non acquistarlo. Ora: se il mio libraio di fiducia domanda a costoro perché - pur avendo apprezzato i precedenti romanzi di Dan Brown - decidono di non comprare il romanzo nuovo, quelli dicono: è che nel romanzo nuovo non c'è il Graal né Leonardo né i Templari né gli altarini da scoprire della Chiesa né le sette né i malefici né gli angeli né i demoni né le profezie né eccetera. Fine del discorso. Amen. Seconda storiella. Il libraio di fiducia mi dice che un sacco di gente che non viene mai in libreria però c'è venuta a comprare Il codice Da Vinci. La sua opinione, fuori dai denti, è che Il codice Da Vinci si è venduto così tanto perché era "un libro di moda". Ora. Son passate nel mondo, attraverso il tempo, un sacco di mode: gli occhiali stile Matrix, lo Scarabeo (inteso come scooter non come gioco di società), l'hula hop (si scrive così?), le infradito, le bombe intelligenti, i maglioni dolcevita, le Tod's, l'evasione fiscale. Alcune son durate poco e altre di più e altre ancora un po' di più e altre possono durare anche molto ma molto a lungo, rinnovandosi periodicamente. Son cose che a un certo punto diventano così diffuse e note che, se prima erano vissute e/o indossate e/o praticate da molti a un certo punto diventano vissute e/o indossate e/o praticate da quasi tutti. Allora la ragazza che lavora per il mio libraio di fiducia (facendo un po' la commessa, un po' la contabilità etc.) la quale era presente alla conversazione, s'introduce nella conversazione e dice che Il codice Da Vinci l'ha comprato anche sua sorella: che di solito non legge mai nessun romanzo. E che però sua sorella pur avendolo acquistato non l'ha finito. E quando la ragazza che lavora per il mio libraio di fiducia ha chiesto a sua sorella perché non l'aveva finito, la sorella ha risposto che non l'ha finito perché leggere Il codice Da Vinci a un certo punto iniziava a diventare un impegno che sottraeva tempo ad altre cose. Insomma lei per leggere Il codice Da Vinci doveva mettersi di buzzo buono ogni giorno (più o meno) e sedersi sul divano e prendere in mano il romanzo e leggerne un po'. Diventava, la lettura de Il codice Da Vinci, un impegno da doversi programmare mentalmente: sennò andava a finire che le usciva di mente e non riusciva ad andare avanti con la lettura del romanzo. Insomma spiegava, la ragazza che lavora per il mio libraio di fiducia, che per sua sorella leggere un romanzo è un comportamento così bizzarro e desueto che per leggere un romanzo ella deve programmarlo mentalmente come, per intenderci, uno programma mentalmente di far sistemare un rubinetto che perde. E diceva anche, la ragazza che lavora per il mio libraio di fiducia, che sua sorella aveva acquistato Il codice Da Vinci soltanto perché tutti (vale a dire: un buon numero di persone nella cerchia delle sue frequentazioni) le avevan detto: "Devi acquistare Il codice Da Vinci! Devi leggere Il codice Da Vinci! E' bellissimo! Non puoi perderlo! devi leggerlo per forza". Ma anche così, per lei, leggerlo era assai difficile. Ed ecco: io credo che ciascuna di queste storielle abbia una sua morale.



