licenziamento del poeta

il blog di davide l. malesi. letteratura, amore, morte e altre sciocchezze.

mercoledì, ottobre 26, 2005

quando vengono a prendere il mio uomo per sotterrarlo

Improvvisamente l'estate scorsa, di Tennessee Williams, all'Eliseo. E' una storia che lascia il segno, ed è teatro. Malgrado i problemi di soldi, malgrado l'assenza del regista Giuseppe Patroni Griffi, che durante le prove si è ammalato ed è finito addirittura in ospedale e ha dovuto lasciare l'intera faccenda in mano ai coregisti Aldo Terlizzi e Fabio Battistini. D'altronde, l'alternativa era abolire o rimandare lo spettacolo: e questo non si poteva fare perché allestire Improvvisamente l'estate scorsa, all'Eliseo, aveva ed ha un significato anche simbolico. Che è giusto qui all'Eliseo che Thomas Lainer Williams ha avuto i suoi primi grandi successi internazionali con Lo zoo di vetro. Poi si sa che insomma Thomas Lainer Williams è diventato Tennessee Williams con tutto ciò che ne consegue (la fama mondiale, i suoi drammi sul grande schermo, Maggie Pollitt con la faccia di Liz Taylor ne La gatta sul tetto che scotta). Ma all'Eliseo non han perso la memoria e sanno che prima di essere - anzi, di diventare - Tennessee Williams c'è stata un'epoca in cui Thomas Lainer Williams era un ragazzotto con gli occhiali spessi come fondi di bottiglia che odiava sua madre (perché aveva fatto lobotomizzare sua sorella) e allora questo ragazzotto con gli occhiali spessi come fondi di bottiglia abitava a Roma in una stanzuccia d'affitto e comprava le paste in un piccolo forno di via Veneto (perché a quell'epoca via Veneto non era ancora quella della Dolce vita ma una via normale, qualsiasi, dove potevi anche abitarci da giovane artista squattrinato e scendere la mattina in latteria a prendere il latte e andare al forno a comprarti le paste; una via Veneto ancora non sputtanata dalle squinzie e dalle troiette e dagli attori e dai divi e dalla gente del cinema; una via Veneto ch'Ennio Flaiano ha rievocato nostalgicamente nel suo libro La solitudine del satiro). E sanno, all'Eliseo, che Tennessee Williams le sue cose migliori iniziò a scriverle proprio quando abitava in quella stanzuccia d'affitto. E tra queste cose migliori c'era la bozza di un dramma che si chiamava (e tuttora si chiama) Improvvisamente l'estate scorsa, dramma che Williams lasciò incompiuto per molti anni e finì di scrivere solo nel '57.

Improvvisamente l'estate scorsa è un testo perfetto che nasce da un errore. Sappiamo bene noi oggi (lo sappiamo perché possediamo carteggi e appunti dell'autore) cosa voleva fare Williams con questo dramma: raccontare l'ipocrisia. Voleva, Williams, raccontare l'ipocrisia raccontando la storia di una ricca vedova, Violet Venable, disposta ad elargire all’ospedale psichiatrico di New Orleans un sacco di soldi: a patto che il dottor Cukrowicz (che in quell'ospedale ci lavora) lobotomizzi sua nipote Catherine e la faccia smettere di raccontare le storie orribili che si è messa a raccontare a proposito della morte di Sebastian, cugino di Catherina e figlio di Violet. Perché Catherine è stata purtroppo testimone oculare della morte di Sebastian e questo fatto l'ha sconvolta (al punto che è stato necessario ricoverarla in clinica psichiatrica) e da allora ha cominciato a raccontare storie orribili, deliranti, infamanti sul modo in cui Sebastian sarebbe morto e allora Violet non desidera certo che queste storie si sappiano in giro e neppure vuole che queste storie finiscano col macchiare la reputazione del povero defunto Sebastian.

Ebbene. Nel tentativo di raccontare l'ipocrisia per mezzo di questa storia Tennesee Williams fa invece un'altra cosa: racconta quanto vi è di indecente e indicibile nella conoscenza della verità. Williams voleva scrivere un testo che raccontasse la storia di una arcigna aristocratica signora che preferisce lobotomizzare la nipote piuttosto che sporcare l'immagine di suo figlio morto: ma dal testo di Williams emerge invece un sottotesto che racconta un'altra storia. Il sottotesto sarebbe, per intenderci, quel che di una narrazione non vien detto esplicitamente a parole: ma emerge dalle pause, dal modo in cui i personaggi si esprimono, dai caratteri, dagli atteggiamenti. Ebbene dal testo di Williams emerge invece un sottotesto che racconta la storia di una infelice aristocratica signora che si mostra arcigna per mascherare la propria atroce infelicità e il vuoto anch'esso atroce che la sta divorando, ora che il figlio è scomparso; ed è sempre il sottotesto - cioè l'insieme di pause, intonazioni, caratteri e atteggiamenti che emergono dal dramma di Williams - a raccontarci la storia di questa infelice aristocratica signora che dentro di sé sa benissimo che assai probabilmente le atroci storie narrate dalla nipote sono vere: ma vuol cancellarle perché se le accettasse per vere dovrebbe ammettere che invece sono false le storie ch'ella racconta a se stessa sul conto del figlio Sebastian (di quanto fosse un grande poeta misconosciuto, di quanto fosse solitario, di quanto fosse casto...). Quel che Violet dovrebbe fare se accettasse le storie di Catherine sulla morte del figlio sarebbe, né più né meno, ammettere che tutti i ricordi che ha di suo figlio sono falsi: e quei ricordi sono l'unica cosa che Violet ha, conserva, di suo figlio Sebastian. Eppure lo sappiamo bene noi oggi cosa voleva fare Williams con questo dramma: raccontare l'ipocrisia - e per questo inscenò la vicenda di Improvvisamente l'estate scorsa in una famiglia ricca e ipocrita e ingolfò i dialoghi del dramma di piccoli e grandi inni all'ipocrisia (ad es. Violet racconta che Catherine ha dimostrato di essere una ragazza sciocca e squallida quando dopo aver avuto un'avventura con un uomo sposato è andata a fargli una scenata nel mezzo di una festa: col risultato di farsi cancellare dalle liste degli inviti della buona società). Ma proprio perché l'ipocrisia dei personaggi (di tutti i personaggi, salvo Catherine) è così esibita ed evidente, essa non ci colpisce più di tanto (e dunque Williams fallisce nel suo scopo di raccontarci l'ipocrisia). A colpirci con forza pazzesca e micidiale è invece l'atteggiamento di Violet: che pur con tutto il suo amore per l'ipocrisia è pronta a far lobotomizzare la nipote non per salvare le apparenze (e dunque in nome dell'ipocrisia) ma per salvare i propri ricordi (e dunque per preservare una sua personale privatissima ma per questo assai preziosa verità).

Abbiam detto però che i personaggi di questa storia, trasudano ipocrisia, salvo Catherine. E questa eccezione è dovuta al fatto che Catherine, avendo assistito alla morte di Sebastian, è entrata in contatto - si direbbe - con la più alta forma di verità. Due cose sembra dirci Williams con questa storia a proposito della morte e della verità: che non c'è più grande verità della morte (e che dal modo in cui moriamo si capisce perciò chi siamo noi veramente) e che questa verità, se percepita nella sua interezza, rende folli. Ci rende, per così dire, incapaci di convivere con l'armamentario di piccole e grandi menzogne che raccontiamo agli altri e a noi stessi per far sì che la la vita sia un poco più sopportabile. In genere, sembra dirci Williams, noi non percepiamo per intero la verità della morte: perché la ammantiamo di rituali che ce la mascherano un poco (o molto): veglie funebri e bare e orazioni funebri e Ultime Volontà del Morente eppoi Estreme Unzioni eccetera. Ma il modo in cui è morto Sebastian è stato così evidente e atroce e sconvolgente che Catherine, che era lì a vedere e sentire, è stata investita in pieno dalla più grande delle verità e non può proteggersi in alcun modo da questa verità. Insomma: Improvvisamente l'estate scorsa, di Tennesee Williams, è un testo teatrale in cui succede una cosa bizzarra. Vale a dire che l'autore vorrebbe raccontarci di quanto sia malvagia l'ipocrisia e ci racconta invece di quanto sia pericolosa la verità.

Menzione d'onore, infine, per le attrici Rossella Falk (la migliore Violet Venable su piazza) e Laura Marinoni (strepitosa Catherine: specie nella scena madre in cui racconta, per filo e per segno, l'atroce storia della morte di Sebastian). Improvvisamente l'estate scorsa, di Tennesee Williams,è all'Eliseo di Roma fino al 6 novembre. E qui devo dire un'ultima cosa: a proposito del taglio (ma sarebbe meglio parlare di massacro) del Fondo Unico dello Spettacolo contenuto nella Finanziaria. Perché uno magari legge sui giornali che questo micidiale taglio di fondi sarà un disastro per la cultura italiana: ma poi i giornali non entrano nel dettaglio a spiegare come e perché questo taglio sarà un disastro e quali potrebbero esserne le conseguenze concrete. Ebbene: tra le conseguenze concretissime del taglio potrebbe esserci la chiusura del Teatro Eliseo di Roma. ''Un grande salasso finanziario che difficilmente permettera' di andare avanti. Di questo passo, è molto probabile, a causa del drastico taglio al Fondo Unico dello Spettacolo, che l'anno prossimo il teatro resti chiuso. Un destino, del resto, che sta già colpendo diversi teatri italiani". Sono le parole che Vincenzo Monaci, amministratore delegato dell'Eliseo, ha pronunciato in una conferenza stampa nel dare il via alla nuova stagione teatrale. Voi, nel frattempo, state bene.

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