licenziamento del poeta
mercoledì, febbraio 01, 2006
introduzione alle brutture di un film stranamente osannato In un commento al post su Full Metal Jacket, mi vien da dire che il recente (e fin troppo osannato) Match Point di Woody Allen è un film osceno, abominevole a causa di "colpi di scena telefonati, dialoghi male scritti, personaggi-macchietta privi di spessore psicologico, una sceneggiatura che fa acqua da tutte le parti". Aggiungo altresì che "il grande Hitchcock sarebbe inorridito dinanzi a cotanta schifezza". In un successivo commento @alcidebava afferma, in risposta, due cose: 1) che gli sembra inopportuno giudicare addirittura abominevole un film (quasi) unanimemente giudicato "clever, polished, stunner with a lot to say about morality and fidelity" (ho messo in grassetto la frase di @alcidebava, citandola testualmente); 2) che non gli sembra che i dialoghi siano "male scritti" e che la sceneggiatura "faccia acqua", e che, inoltre, citare Hitchcock e insieme "lo spessore psicologico", qui proprio Malesi ha toppato. Hitchcock è quel regista che sosteneva che "la bellezza delle immagini, la bellezza dei movimenti, il ritmo, gli effetti, tutto deve essere sottomesso e sacrificato all'azione"; ad Hitchcock della psicologia non importava un fico secco! (di nuovo ho messo in grassetto la frase di @alcidebava, citandola testualmente). Poiché sono abituato ad argomentare le mie stroncature, vado a spiegare il mio giudizio su Match Point (vale a dire: le ragioni per cui è un film abominevole). E, per l'occasione, sfrutterò parzialmente il metodo (assai efficiente) dei Fantastici Quattro, che nel recensire un film elencano opportunamente cosa funziona e cosa non funziona. Solo che, per quanto riguarda Match Point, posso elencarvi solo quel che non funziona: perché di ingranaggi bene oliati e funzionanti non ce n'è uno che sia uno. Ma cominciamo dalla trama del film. Cito da Yahoo! Cinema: "Chris, un giovane irlandese, bello, sicuro di sé e, naturalmente, fortunato con le donne, [...] di origini modeste, attraverso il tennis professionale si emancipa dalla povertà, poi lascia il tennis e l'isola natale per andare a Londra, con l'ambizione di raggiungere il successo. Gli Hewitt, nobili e ricchi, lo accolgono generosamente nel loro giro di amici, tanto che la loro figlia Chloe si innamora di lui e lo sposa. Per Chris, il giro sembra chiuso, la vita sognata è divenuta realtà ma, un giorno, ritorna nella sua vita Nola, per cui lui aveva già perso la testa quando era fidanzata con il suo amico e cognato Tom. La passione tra i due si scatena e sembra incontenibile, e Nola rimane incinta mentre Chloe sembra non riuscire ad avere il figlio che desidera. Chris si rende conto, però, che la passione non vale la sicurezza opulenta che ha raggiunto". E, aggiungo io, di conseguenza accoppa Nola. Bene, di questa trama posso dire una cosa: è così classica da esser senza infamia e senza lode. Il topos è antico: quello dell'individuo che, trovandosi in una posizione sociale e/o economica assai privilegiata, vien messo in crisi da un fattore esterno (un incidente drammatico, una passione, un intrigo, un mistero, un tormento esistenziale, fate voi). Il protagonista, nel cruciale momento della peripeteia (vale a dire: nel momento in cui le sue certezze vengon messe in crisi) comprende che la presenza del fattore esterno (che sia incidente, passione, intrigo, mistero, tormento esistenziale, fate voi) mette a rischio la sua privilegiata condizione, e allora: - deve decidere se correre il rischio di perdere la sua privilegiata condizione per affrontare la crisi (e dunque: risolvere l'incidente drammatico, vivere pienamente la passione, sciogliere l'intrigo, svelare il mistero, confrontarsi col suo tormento esistenziale); dopodiché: 1) correndo il rischio di perdere la sua privilegiata condizione, dovrà affrontare la crisi provocata dal suo gesto, fino al suo scioglimento; 2) non volendo correre il rischio di perdere la sua privilegiata condizione, dovrà trovare il sistema di liberarsi del fattore esterno che ha messo in crisi il suo stile di vita (ignorandolo, sopprimendolo, aggirandolo etc). Riconoscete lo schema? E' uno schema molto antico, vi ripeto. E', guardacaso, lo schema del sofocleo Edipo re; che nella fattispecie (eh, gli eroi antichi, che fegato! non li fanno più come una volta) sceglie l'opzione di correre il rischio, con le conseguenze che il lettore ben informato conosce. Match Point è una variante di questo schema, influenzata dai cambiamenti avvenuti all'epoca del cosiddetto "romanzo borghese"; il protagonista non è infatti - un individuo si trova, semplicemente, in una posizione sociale e/o economica assai privilegiata, bensì - un individuo che è riuscito, attraverso mezzi più o meno leciti, a riscattarsi da una condizione svantaggiata passando a uno status ben più desiderabile. Per il resto, lo schema è identico al modello di epoca ateniese. Ed è così classico che ci si può fare di tutto: un film dignitoso, oppure mediocre; un capolavoro, o una camionata di letame. Woody Allen ha scelto di produrre monnezza, e ha prodotto monnezza (o forse, era incapace di produrre altro che monnezza); ma per affrontare una ad una le magnagne del film, aspetto il prossimo post: che, per oggi, mi pare di aver scritto a sufficienza.



