licenziamento del poeta

il blog di davide l. malesi. letteratura, amore, morte e altre sciocchezze.

lunedì, febbraio 06, 2006

gli orrori di Match Point

Bene. Nel primo post sull'orrendo Match Point, mi sono impegnato a spiegare (o meglio: a rendere evidente) lo schema che si nasconde sotto il plot del film. Per semplicità, sintetizzo qui. Il plot sarebbe (cito da Yahoo! Cinema):

"Chris, un giovane irlandese, bello, sicuro di sé e, naturalmente, fortunato con le donne, [...] di origini modeste, attraverso il tennis professionale si emancipa dalla povertà, poi lascia il tennis e l'isola natale per andare a Londra, con l'ambizione di raggiungere il successo. Gli Hewitt, nobili e ricchi, lo accolgono generosamente nel loro giro di amici, tanto che la loro figlia Chloe si innamora di lui e lo sposa. Per Chris, il giro sembra chiuso, la vita sognata è divenuta realtà ma, un giorno, ritorna nella sua vita Nola, per cui lui aveva già perso la testa quando era fidanzata con il suo amico e cognato Tom. La passione tra i due si scatena e sembra incontenibile, e Nola rimane incinta mentre Chloe sembra non riuscire ad avere il figlio che desidera. Chris si rende conto, però, che la passione non vale la sicurezza opulenta che ha raggiunto". E, aggiungo io, di conseguenza accoppa Nola.

Mentre lo schema, nudo e crudo, che sottende a questo plot sarebbe invece:

quello dell'individuo che  è riuscito, attraverso mezzi più o meno leciti, a riscattarsi da una condizione svantaggiata passando a uno status ben più desiderabile. Costui vien messo in crisi da un fattore esterno (un incidente drammatico, una passione, un intrigo, un mistero, un tormento esistenziale, fate voi). Il protagonista, nel cruciale momento della peripeteia (vale a dire: nel momento in cui le sue certezze vengon messe in crisi) comprende che la presenza del fattore esterno (che sia incidente, passione, intrigo, mistero, tormento esistenziale, fate voi) mette a rischio la sua privilegiata condizione, e allora:

- deve decidere se correre il rischio di perdere la sua privilegiata condizione per affrontare la crisi (e dunque: risolvere l'incidente drammatico, vivere pienamente la passione, sciogliere l'intrigo, svelare il mistero, confrontarsi col suo tormento esistenziale); dopodiché:

1) correndo il rischio di perdere la sua privilegiata condizione, dovrà affrontare la crisi provocata dal suo gesto, fino al suo scioglimento;

2) non volendo correre il rischio di perdere la sua privilegiata condizione, dovrà trovare il sistema di liberarsi del fattore esterno che ha messo in crisi il suo stile di vita (ignorandolo, sopprimendolo, aggirandolo etc).

Naturalmente, in Match Point, Chris sceglie di non correre il rischio e succede quel che succede (egli uccide Nola). Ho già detto nel post precedente che lo schema narrativo che sottende al plot di Match Point è più che mai classico: e dunque, senza infamia e senza lode. Sta al narratore riuscire a cavarne qualcosa di degno. Vi sono parecchie ragioni per cui il regista Woody Allen, in Match Point, non ci riesce. Le elenco qui.

Chris, interpretato da Jonathan Rhys-Meyers, è un personaggio poco interessante nonché stereotipato, bozzettistico. Il tipico arrampicatore sociale che sposa una ragazza ricca, cinguettante e petulante per ovvie ragioni d'interesse. Qualcuno ha parlato di rassomiglianze con il Ripley di Patricia Highsmith: il che è fuori luogo. Ripley è un personaggio pieno di umanità che disperatamente vuol essere accettato nel mondo dei ricchi. Di più: Ripley desidera essere amato da quei ricchi, vuol essere accolto tra loro, poiché li ama: ed è il fatto ch'essi invece non lo amino a renderlo capace di uccidere. Ripley è pieno di contraddizioni (disprezza i ricchi per via della loro superficialità e dei loro vizi, e al contempo ne è innamorato), ha una psicologia densa; Chris è un personaggio fin troppo lineare, ha una psicologia inesistente.

Nola, interpretata da Scarlett Johansson. Trucida. Parla e si muove come una grezzona delle Grandi Pianure col chewingum in bocca, ideale come cassiera di un 7-11 a Detroit. Una tipa dalla quale ogni maschio dotato di buon senso si farebbe fare al massimo un pompino in macchina (dopo averle fatto sputare il chewingum): altro che presentarla ai genitori. Peraltro, il volto delizioso di Scarlett Johansson fa a cazzotti con la personalità grezza e trucida. Un personaggio ingovernabile.

Chloe, interpretata da Emily Mortimer. Moglie petulante di Chris. Così pallosa cinguettante e antipatica che non ti viene neanche per un secondo il dubbio che Chris abbia potuto sposarla per attrazione autentica e non per soldi. Male, malissimo: una trama come quella di Match Point ha bisogno di personaggi sfumati, ambigui.

I personaggi di contorno (la famiglia Hewitt, i poliziotti che indagano sulla morte violenta di Nola): macchiette. C'è la madre con la puzza sotto il naso che vorrebbe vedere il figlio sposato a una granduchessa, il padre self-made man però generoso e pronto ad offrire un'opportunità a Chris come futuro genero (anche se è squattrinato e plebeo), il poliziotto superficiale che tira a chiudere il caso e quello che "vuole andarci più a fondo" (un tipo di coppia già vista in azione nell'ottimo Clockers di Spike Lee: ma lì i due sbirri avevano personalità di ben altro spessore).

L'Inghilterra: da cartolina. Woody Allen ha girato film che mostrano una Manhattan inedita, invece la Londra di Match Point ci sembra di averla vista mille volte. Woody, torna a casa, che è meglio.

I dialoghi: verbosi, abominevoli. I film dove c'è gente "normale" che finisce per ammazzare qualcuno han bisogno di dialoghi sottili, sfumati, tali da mostrarci in poche battute, in pochi sapienti tocchi, la mutazione dell'uomo della strada (Chris, in questo caso) in uno che può progettare un delitto e poi compierlo (va da sé che progettare un delitto e compierlo non son mica la stessa cosa e il passaggio non è scontato: un bel soggetto cinematografico inedito di Leo Longanesi raccontava appunto la storia di un anarchico che preparava una bomba per far saltare un palazzo ma poi andava ad avvertire uno per uno gli inquilini affinché scappassero). I dialoghi di Match Point sono di una verbosità indecente: spiegano tutto, raccontano tutto. Addirittura il cruciale momento della peripeteia di Chris (vale a dire: il momento in cui Chris comprende che non può rinunciare al suo benessere per mettersi con Nola) ci vien svelato attraverso un dialogo! Ed è un dialogo così male inserito nel plot da far orrore (Chris incontra un vecchio amico, per strada; ed è con questi che si confida per rivelare il suo dilemma interiore). Si sente, insomma, puzzo di espediente lontano un miglio. Per non parlare della conversazione di Chris con gli spettri delle persone che ha ammazzato, verso il finale: una faccenda di una gratuità scandalosa. Brutta, brutta, brutta.

L'indagine sulla morte di Nola: irreale. Il modo in cui uno dei due investigatori scopre lo stratagemma adoprato da Chris per uccidere Nola e farlo sembrare un incidente (il detective sogna la dinamica del delitto), è da sghignazzo a scena aperta. Viene in mente l'agente speciale Dale Cooper di Twin Peaks e le sue facoltà parapsichiche: il fatto è che Twin Peaks trasudava ironia da ogni fotogramma, Match Point no. 

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