licenziamento del poeta
giovedì, luglio 20, 2006
manuale per ragazzi di successo (omaggio a Giorgio Manganelli) E così è successo. La prossima settimana dovrò recarmi a Milano (per lavoro): un impegno che richiede ogni mia forza, un supplizio che esige ogni mia abnegazione. Per me, andar lassù, è come per certe donne dare il culo al marito o al fidanzato o all'amante: una cosa che si fa per compiacere qualcuno che non si può fare a meno di compiacere, ma che provoca intime sofferenze. Temo, altresì, che i miei boss milanesi intendano promuovermi a più impegnativi incarichi: il che mi annoia immensamente, dacché a me il mio lavoro non piace, anzi, a dire il vero, a me non piace proprio nessun lavoro e nella vita non ho mai avuto voglia di fare un cazzo: tuttavia, una promozione porta con sé un incremento degli emolumenti in vil pecunia, e, si sa, pecunia non olet. Detto ciò, mi stupisco sempre di come uno come me - che sono pigro, viziato, indolente, perfido - possa aver fatto carriera. Di come qualcuno abbia potuto pensare di affidar la responsabilità di gestire dei dipendenti a uno che, come tecniche di management, è rimasto ai tempi delle satrapie: e da lì non si è evoluto molto, anzi non si è evoluto affatto. Anche il fatto di trovarmi dove mi trovo adesso, a dire il vero, mi pare stupefacente: altro che promuovermi ancora. Il che non può che spingermi a produrre qualche riflessione: perché tutto questo? Con tutta la gente seria, preparata, valida, bene intenzionata che che c'è in giro, perché innalzare nella scala gerarchica un individuo col mio coefficiente di grettezza e perfidia, ch'è enorme? Dopo lunga e ponderosa riflessione, son giunto a pensar che i miei capi debbono avermi innalzato, non malgrado i miei difetti, ma proprio per quelli. E poiché mi capita di conoscere, per le più varie ragioni, un bel po' di gente seria, preparata, valida, bene intenzionata etc. che però - diversamente da me - non fa carriera, mi viene un dubbio: non sarà che esser seri, validi, bene intenzionati etc., per far carriera, non serva a niente? Ciò detto, ho pensato di postar qui - a vostro uso e consumo - qualche appunto sulle mie tecniche di management e sul mio approccio alla attività professionale: chissà che, seguendo le mie orme, non riusciate anche voi a migliorar concretamente la vostra posizione. E dunque, ecco: giusto qualche regoletta, intendiamoci. 1. Fate in modo di possedere una competenza, un know-how necessario al ciclo di vita aziendale, ma poco diffuso e difficile da sostituire. E' importante che le vostre abilità possano essere apprese soltanto con l'esperienza: nessun neolaureato potrà così scalzarvi. 2. Fate in modo di non diffondere, per nessuna ragione, il vostro know-how. Dovrete rimanere i soli a saper fare quello che sapete fare voi. Non istruite i colleghi. Non condividete il vostro sapere. Non erogate formazione di nessun genere. 3. Se malauguratamente vi ficcano in un team in cui vi tocca lavorare a stretto contatto con altri, e - pericolo! - condividere mansioni e competenze, fate in modo di condividere, del vostro know-how, solo le azioni più meccaniche, le attività più robotiche. Se dovete insegnar qualcosa a qualcuno, limitatevi agli aspetti squisitamente tecnici dell'attività: anzi, possibilmente insegnategli una sequenza di azioni, e basta. Non consentite mai ai vostri colleghi di farsi un quadro generale, di vedere the bigger picture. 4. Se vedete che c'è qualcuno così sveglio che a farsi il quadro generale ci arriverà da sé, fatevelo amico. Stringete un patto di non-aggressione. Stabilite una rigida divisione dei territori: ed evitate ch'egli istruisca gli altri colleghi, condivida il suo know-how, etc. 5. Se c'è qualcuno così sveglio che a farsi il quadro generale ci arriverà da sé, e non ci sta a diventare vostro alleato, fate tutto il possibile per metterlo in cattiva luce. Se lui non ci sta a diventare vostro alleato vuol dire che voi siete più perfidi di lui; e se lo siete, non potrà battervi a questo gioco. 6. I perfidi hanno l'obbligo morale di essere estrosi e inventivi nel danneggiare il prossimo. Sfoggiate un po' di classe: la banalità e l'ottusità son degne dei buoni, cioè dei fessi. 7. Fate sempre e solo ciò che il vostro contratto di lavoro prevede. Non spostate una paglia in più. Se vogliono che voi vi accolliate nuove competenze, debbono pagarvi. L'azienda non è vostra amica: i vostri boss non sono vostri amici. Se vedono che voi accettate un maggior carico di lavoro in cambio di niente, penseranno che siete un imbecille: vi caricheranno le spalle con quell'onere e, giustamente, in cambio non vi daranno niente. 8. Se penseranno che siete un imbecille, non vi promuoveranno. Che senso ha promuovere un imbecille? 9. L'azienda non è vostra amica, i vostri boss non sono vostri amici (tutti quei discorsi sul genere di "siamo una grande famiglia" sono cazzate), ma il sindacato sì. Fatevi amici i sindacalisti. 10. Se poi riuscite a farvi nominare voi stessi Rsu, siete in una botte di ferro. Diventate, ecco, non proprio intoccabili (nessuno è intoccabile), però poco ci manca. 11. Gestite le vostre risorse con stile degno di un Borgia: rispondete ai favori coi favori (senza esagerare), e alle offese con offese (raddoppiate). Vi siete mai chiesti perché i potentati italiani del Rinascimento avessero tanto successo? 12. La seconda parte della regola 11 ("alle offese con offese") non vale nel caso le offese vengano da uno che ha più potere di voi. In quel caso, cercate di intortarvelo. 13. Non rompete mai le scatole a chi ha più potere di voi. 14. Non abbiate idee, fedi, opinioni. Se tifate per una squadra, avete una fede politica, etc., queste cose non si debbono sapere. Gettate qua e là, ogni tanto, falsi indizi per depistare chi vi sta attorno. Dopodiché, diffondete indizi che sembrano andare nel senso opposto. Siate imprevedibili. 15. Anche nei momenti peggiori, sfoggiate sempre un sorrisetto cinico: la faccia di uno che sa qualcosa che l'interlocutore, invece, ignora. 16. Non dimostratevi mai sorpresi, neanche dinanzi alle peggiori carognate. Anzi, imparate da chi ve le ha fatte: è degno di esser considerato un maestro. 17. Non siate mai dinamici. Il dinamismo produce disordine: la stabilità è molto meglio. Siate affidabili: se dite che farete una cosa, fatela (vedi il punto 7). Ma limitatevi a quella. 18. E' molto importante che i vostri capi sappiano che voi avete fatto questo e quello. Se voi fate una cosa, e nessuno sa che l'avete fatta, non potrete poi prendervene il merito. 19. Se applicate correttamente le regole 1 e 2, nessuno tra i vostri capi sarà in grado di valutare quanto sforzo ci sia voluto per fare la tal cosa, e che valore essa abbia per l'azienda. In tal caso, siate buoni press agent di voi stessi. E ricordate: la cosa migliore da farsi per ottenere importanza è darsene molta. 20. Ma soprattutto stampatevi in mente che: l'ignoranza altrui è una benedizione.



