licenziamento del poeta

il blog di davide l. malesi. letteratura, amore, morte e altre sciocchezze.

venerdì, agosto 04, 2006

tragedia greca

Come vi ho detto a suo tempo, da qualche mese l'azienda per cui lavoro ha traslocato, ed io con lei. Che io del trasloco son stato ben contento e sono, tuttora, ben contento. Epperò ogni cosa buona ha pure uno o più lati e/o punti oscuri (o comunque in ombra) e insomma, qualche tempo fa, mi son reso conto che la mia stanza, la mia bella stanza, ariosa, spaziosa, che s'affaccia sopra Santa Maria Maggiore, insomma la mia adorata stanza, era troppo calda. E qui intendiamoci: c'era, sì, il condizionatore acceso ma non voleva scender sotto i 23 gradi. E dàgli a spingere il pulsante che serve ad abbassare la temperatura: niente. E dàgli a imprecare: ancor più inutile che spingere il pulsante che serve ad abbassare la temperatura. Sotto i 23 gradi non ci andava. Ora, siccome fino al giorno prima avevo fissato la temperatura a 18 gradi, penso ch'è il caso di chiamar l'Ufficio Sicurezza. Chiamo l'Ufficio Sicurezza.
"Bruno?".
"Eh".
"Sono Davide. Senti...".
"Dimmi".
Ora, vi chiederete: perché questo qua chiama l'Ufficio Sicurezza? E io vi rispondo: che non è colpa mia, no. Nel senso che l'azienda per cui lavoro ha diffuso presso le sue sedi molti manuali operativi: quello per la Gestione dei Sinistri, quello per la Riforma Portafoglio, quello per la Gestione dei Rapporti con le Agenzie, quello per la Gestione delle Relazioni Esterne, eccetera. Poi c'è un manuale ponderoso con su scritto: Guida ai Settori di Competenza. E lì c'è scritto a chi rivolgersi, all'interno dell'azienda, per un qualsiasi problema. C'è un indice molto comodo con più o meno tutte le voci che possono venirvi in mente, tra le quali c'è anche: Condizionatori. Alla voce Condizionatori c'è scritto: vedi Condizionamento, Impianti di. E se uno va alla voce Condizionamento, Impianti di, c'è scritto che l'installazione degli impianti è di competenza dell'Ufficio Immobiliare (Servizi di Gruppo); e che il collaudo degli impianti spetta all'UTI-C (Unità Tecnica Impiantistica-Collaudo); ma che la verifica dell'adeguato funzionamento degli impianti stessi è "in carico" (così si usa dire da queste parti) all'Ufficio Sicurezza. Il che significa che i responsabili sono Bruno P. e Alessandro D., che han la stanza sul mio stesso piano, assieme ai quali (e specialmente assieme a Bruno P.) prendo spesso il caffè insieme.
"No, senti", dico a Bruno, "scusa se ti disturbo, ma c'è un problema col condizionamento".
"Ah. Sarebbe?".
"E' che non scende sotto i 23 gradi".
"Ah, ma quello è che non può".
Ed io, esterreffatto: "Ma se fino all'altro giorno lo mettevo a 18...".
E allora lui mi spiega che sì, fino all'altro giorno si poteva, stare a 18 gradi, ma che in seguito a protesta sindacale, si è ritenuto opportuno bloccare la centralina a 23 gradi, poiché, secondo la legge, non si può abbassare il condizionamento sotto i 23 gradi centigradi. Al che io domando: ma che è, Brazil? Un libro di Orwell? No, dico, perché allora tanto vale impedire alle Case automobilistiche di fabbricar macchine che superino i limiti di velocità...
"C'è stata una protesta sindacale", spiega lui. "Ci richiamavano all'osservanza della legge. Non abbiamo potuto far finta di nulla".
E così vengo a sapere che c'è qui 'sto sindacato autonomo, che su 600 dipendenti della sede di Roma avrà sì e no tre iscritti in croce, e che però è pur sempre un sindacato, così la virago che capeggia da 'ste parti il sindacato in questione, il quale non nomino per carità di patria, si è lamentata perché nella sua stanza gli altri suoi colleghi tenevano il condizionamento a palletta, come si dice a Roma, cioè la temperatura era troppo bassa, in quella stanza, e allora la virago, che essendo una virago non è poi così popolare presso i suoi colleghi, ha fatto appello alla legge, e al suo incarico di rappresentante sindacale per imporla a tutti e 600 i dipendenti. Vabbè.
"Senti Bruno", dico, "ho capito per quelli che stanno in stanza con altra gente. Ma io, che sto per i cazzi miei, che c'entro? Avrò pur diritto di stare alla temperatura che voglio, no?".
E lui mi spiega che era troppo complicato stabilire una doppia programmazione per le stanze più grandi (dove sono più dipendenti assieme) e le stanze dei funzionari e dei responsabili di settore e che poi una doppia programmazione avrebbe rimarcato quasi una distinzione di rango: cosa che l'azienda ha voluto espressamente evitare. E insomma io me la son dovuta prendere in saccoccia ma il punto è che, oltre al danno, s'è aggiunta la beffa: nel senso che ho messo sì il condizionatore fisso sui 23 gradi, e lo lascio acceso anche quando esco, ma la cosa strana è che ogni mattina, al mio arrivo, il condizionatore è sì acceso, ma non segna 23 gradi. Ne segna 24.8, o 26, o una volta addirittura 27.9, o 25.3, o quel che vi pare: ma mai 23 gradi. Poi, dopo che sono arrivato io, pian piano la temperatura si adegua e scende. Ma quando arrivo, fa sempre un fottuto caldo: che per me 24 o 25 gradi son già troppi, anzi, come avrete ben capito, son troppi anche 23, ché io odio l'estate, l'ho sempre odiata, anche se ha dato il suo profumo ad ogni fiore, dacché io del profumo dei fiori personalmente me ne sbatto, e preferisco quello del brasato. E allora son giunto a chiedermi: non è che il condizionatore, con questo suo bizzarro comportamento, vuol dirmi qualcosa, trasmettermi una qualche sapienza, una qualche verità? Vuol dirmi qualcosa sulla fatuità del potere? O sulla strapotenza della natura al disopra degli sforzi umani? Darmi una lezione su quanto sia assurdo pensare di poter dominare il Fato? Insomma: che cazzo vuol dirmi, il mio condizionatore? Che magari poi, una volta che l'ho capito, gli posso dire: "Senti condizionatore, ascolta, io adesso sono ben consapevole della fatuità del potere, della strapotenza della natura, e di quanto sia assurda la pretesa di dominare il Fato. Capisco tutto e mi adeguo, anche perché figurati se alla natura e al Fato interessa la mia opinione. Ma tu, caro condizionatore, per cortesia, vorresti farmi trovare 'sti cazzo di 23 gradi in stanza, quando arrivo la mattina, e non 24 o 25 o 26? Ti prego, caro condizionatore. Che poi se vuoi un bel sacrificio all'antica, tipo che devo sgozzare il direttore del personale sopra una pietra sacra, o scuoiar vivo qualche delegato sindacale, magari ci organizziamo, la pietra sacra non so dove trovarla, potrei usare il tavolo da riunioni della Sala Presidenza ch'è quanto di più simile, ecco insomma se vuoi un bel sacrificio umano dammi un segno, io ubbidisco, eh. Ma, ti prego, 23 gradi. Non uno di più. Che 23, diamine, son già troppi".  

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