licenziamento del poeta

il blog di davide l. malesi. letteratura, amore, morte e altre sciocchezze.

lunedì, ottobre 02, 2006

la traccia del serpente (cfr. Nero Wolfe)

Ieri nel primo pomeriggio, in compagnia di Seia (che ne ha parlato qui) mi recavo al mercatino delle pulci, o del cosiddetto antiquariato, che si tiene ogni prima domenica del mese a Latina. Il che non è faccenda nuova né particolarmente degna di nota, e che non tirerei in ballo qui se non fosse per la discussione nata su Lipperatura a proposito del costo eccessivo dei libri.

Nei commenti a questo post, un utente firmatosi "aleksandra" scrive

Non è che i libri costano troppo ??? Io ne comprerei molti di più, ma non ci arrivo economicamente, altro che trattoria e pizzeria !!!

al che io ho risposto

è vero che i libri (nuovi) costano. E' anche vero che visitare bancarelle e librerie dell'usato aiuta molto. Poi, visto che usi Internet, sappi che anche ebay può dare una mano.

Vi risparmio i vari commenti pro e contro che si son visti nel prosieguo della discussione, salvo uno (che m'interessa molto), di tale gabriella. Riporto qui il commento: 

Sul costo dei libri: dipende da quanto si legge e cosa si legge. Se si legge poco il costo può essere ininfluente, se si legge molto può diventare un problema. Vero che ci sono le bancarelle dell'usato, ma dipende in che città e/o paesello si vive (non dappertutto ci sono le stesse possibilità). Vero che c' è eBay: ma non mi si dica che ci si trovano facilmente le ultime novità. E allora se si legge molto e si tratta di spendere almeno 200 euro al mese (perchè così è, comperando libri nuovi) chiaro che non si comprano libri che si leggerebbero solo per curiosità o per "tenersi aggiornati" ma che al 90% si sa già non si rileggerebbero. La selezione del "che cosa compero" è inevitabile che diventi feroce.

Si noti una cosetta, un dettaglio che mi sembra rivelatore: gabriella fa coincidere il "leggere molto" con il "leggere le ultime novità". Perché mai? E' davvero indispensabile, se si vuol leggere, interessarsi alle novità? L'ha ordinato il medico? Solo ciò che è nuovo è bello? Questa è una cosa che non riesco a spiegarmi. Ma comunque.

Ieri, al mercatino delle pulci di Latina, ho acquistato un certo numero di libri usati. Per la precisione, quattro: Nell'esercito del Faraone di Tobias Wolff (costo: 4 euro), Delirio di Laura Restrepo (3 euro), Alla larga dal Texas di Jim Thompson (50 cent.), Salomè di Bruno Tacconi (1 euro). Totale: 8 euro e 50 centesimi. Meno di una ricarica del cellulare, molto meno di una serata in pizzeria (il che non è poi un gran sacrificio, visto che io non frequento pizzerie di nessun tipo, e in nessun caso: e il cellulare meno lo sento e meglio è). Poco meno del prezzo di una bottiglia di vino decorosa. Un quinto circa dei 45-50 euro che servono per cenare in un buon ristorante. Insomma: non son poi tanti soldi. E con questa spesa mi son procurato libri che bastano, a un intossicato come me, per andare avanti un mese (al ritmo di un libro a settimana, diciamo). Anche volendo postulare il caso di qualcuno che sia intossicato il doppio di me, e che quindi legga il doppio (due libri a settimana, centoquattro l'anno) arriviamo a una spesa di 17 euro. Non ce n'è abbastanza per mandare in crisi il portafogli di nessuno. Fatevi una serata in meno in pizzeria, ricaricate un po' meno quell'aggeggio inutile che si chiama cellulare (che tanto, se non lo usate per lavoro, potreste buttarlo nel cesso senza rimpianti) e vi fate una scorpacciata, un trangugiamento, una vera e propria indigestione di libri. Di più: tra le bancarelle che ho setacciato al mercatino ho visto un mare di classici (da Balzac a Thoreau a Nabokov a Tolstoj a Bellow...) che non ho acquistato perché posseggo già oppure ho già letto: ma anche qui si parla di me, cioè di un intossicato, di uno che nella vita ha letto troppi, anzi troppissimi, libri. Per chi sia meno inguaiato di me, ce n'è d'avanzo.

Poi: voglio essere onesto fino in fondo, e tener presente che, come dice gabriella

Vero che ci sono le bancarelle dell'usato, ma dipende in che città e/o paesello si vive (non dappertutto ci sono le stesse possibilità).

Ed ecco: questo è esattamente il mio caso. Io, che abito a Cisterna, per raggiungere Latina devo sciropparmi una ventina di chilometri in macchina all'andata e lo stesso al ritorno. Costo: diciamo 5 euro di benzina, se non guidate una Maserati o un Suv (e se lo fate, non vi è consentito lamentarvi, riccastri che siete). L'efficienza aumenta se fate il viaggetto in compagnia (come io ho fatto con Seia), anche perché spulciare in mezzo alle bancarelle in due è ben più divertente che farlo da soli. Ma: pure se non avete nessun sodale con cui dividere l'epica impresa, e siete degli intossicati gravi da centoquattro libri all'anno, il costo arriva a 22 euro. Spaventoso, vero?

Mi direte: i libri che hai trovato sulle bancarelle, non sono novità. Non sono i "libri del momento". Non sono i libri di cui si parla perché li ha recensiti D'Orrico o perché li ha scritti qulche ragazzina infoiata che vuol raccontare al mondo le sue scorpacciate di cazzi. Non sono i libri che vi raccontano il mondo del lavoro precario o l'universo della camorra.  E allora? Dove sta scritto che bisogna leggere le novità, i libri del momento, colti o popolari che siano? Ripeto: ve l'ha ordinato il medico? Un bel libro, e anche un brutto libro, non hanno età: son belli o brutti da nuovi, e tali rimangono col tempo. Stando così le cose, l'affermazione di gabriella

se si legge molto e si tratta di spendere almeno 200 euro al mese (perchè così è, comperando libri nuovi) [...] la selezione del "che cosa compero" è inevitabile che diventi feroce

contiene in sé una precondizione (che con onestà gabriella inserisce a chiare lettere nel suo discorso): non si parla di leggere, ma di leggere libri nuovi. Il che, se vogliamo, è un lusso: presume una indisponibilità ad accontentarsi di ciò che la storia della letteratura mondiale ha prodotto in cinquemila anni e passa, e la pretesa di leggere ciò che l'editoria italiana ha stampato negli ultimi 6 mesi. E, gente, poche storie: i lussi si pagano. Nessuno si scandalizza che la Playstation 3 costi 500 euro e rotti per quelli che la compreranno appena uscita, e magari 250 euro se acquistata 2-3 anni dopo. Nessuno si scandalizza che il lettore mp3 di ultima generazione costi 130 euro  adesso e magari 60 euro dopo un anno, quando non è più, di ultima generazione. Nessuno si scandalizza che il telefonino nuovo di zecca costi un sacco di soldi e magari, dopo 6 mesi, la metà di quei soldi. Lo sappiamo tutti, che se si pretende di avere il giocattolo nuovo lo si paga di più. E allora: perché la faccenda, per i libri, dovrebbe esser diversa? E perché legger libri nuovi è più necessario che possedere una Playstation 3 nuova di zecca?

(Io, non so dirvelo: per me è ben più importante metter le mani sulla Playstation 3)

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