licenziamento del poeta
giovedì, novembre 23, 2006
ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto Io da un po' di tempo nei libri succede che mi piace sempre e solo la stessa cosa, o meglio, che vorrei leggerci sempre e solo la stessa cosa, cioè l'affabulazione pura, la volontà precisa, dell'affabulazione: io succede adesso che nei libri vorrei leggerci, tra le righe, o sopra, o sotto, le righe, la volontà dell'autore di intrattenermi, di divertirmi, di giullareggiare, di buffoneggiare, magari seriamente però di aggredirmi con buffonate serie dunque, insomma sì di sorprendermi con trovate e trovatine e via discorrendo, perché il problema, per me molto serio, serissimo, è che mi metto a leggere quando ho sonno. Mica è una cosa voluta, però mi metto a leggere in treno, dove il movimento del treno mi fa venir sonno, quella specie di ballonzolìo del vagone, quel movimento ritmico sussultorio sopra le rotaie, mi fa venir sonno; e poi mi metto a leggere dopo mangiato, e mi vien sonno, e allora leggo per combattere il sonno, e perciò leggo libri mirabolanti e pieni di cose spiazzanti, di trovate, d'invenzioni, di false soluzioni: perché se son vere, le soluzioni, allora il libro sarà per forza noioso, ché ben lo sa il lettore avveduto, che se c'è una cosa noiosa, nella vita, è quando tutto s'aggiusta e si risolve, e il mondo diventa un luogo quieto e mite, e ben rassicurante: e allora ecco spiegato perché c'è gente, al mondo, che si ficca nei casini in continuazione, e se per caso s'imbatte in una soluzione - che fa finta sì di cercare, ma in realtà non cerca, però può accadere che vi s'imbatta per caso - allora c'è gente, questa gente qui, che se s'imbatte in una soluzione possibile o probabile oppur certa, la fugge come la peste, e corre a ficcarsi in qualche nuovo guaio, in qualche casino, o ad amplificare il guaio vecchio, ad arricchirlo, e così via, sfuggita la triste e mesta soluzione, e noiosa, sì, soluzione, via verso nuove mirabolanti avventure. E pur'io, che invece nella vita amo le soluzioni, perché la noia m'acquieta, e mi rassicura, ed io ho bisogno d'esser chetato e rassicurato, sfuggo però le soluzioni che si posson trovare nei libri, dacché mi va sì bene annoiarmi nella vita mia vera e propria, ma non quando leggo, anche perché leggo, come dicevo, quando ho sonno, e se m'annoio va a finire che mi addormento. E allora leggo libri che m'intortano in una rete di aneddoti, di cose curiose e bizzarre, di strani fatti, di misteriosi oppure astrusi accadimenti, o di accadimenti che sono a un tempo misteriosi e astrusi, insomma di accadimenti che non ci si capisce un cazzo, e che però sanno ben incuriosirmi e sedurmi, come ti accade, vi sarà accaduto, anche a voialtri che leggete, quando, una volta o due nella vita - perché è insolito che accada più spesso - vi sarete innamorati di qualcuno, uomo o donna, di cui non capivate un beneamato cazzo: e le sue mosse erano indecifrabili, e le sue parole suonavan misteriose, anche se diceva cane o casa o pistacchio o mestolo, che son parole tutt'altro, che misteriose. E tuttavia siccome voi di quella persona amata, non ci capivate un cazzo, anche parole come cane o pistacchio o mestolo o casa, in bocca a quella persona amata, vi parevan misteriose e astruse, e intriganti: al punto che vi sarete chiesti, all'epoca, Aaaaaaaaaahhhh adesso che ha detto casa o cane o pistacchio, 'sta persona misteriosa, cosa avrà voluto dire? che di certo c'è un significato recondito, oscuro, occluso: e invece no, magari lui, o lei, voleva appunto dire casa o cane o pistacchio e basta, ma purtroppo, alla persone amate misteriose non si dà pace, nessuno concede loro di dir casa o cane o pistacchio, o mestolo, senza che ci scappi un significato segreto. E io dunque leggo libri che m'intortano in una rete di aneddoti, come Europeana di Peter Ourednik di cui ho parlato qui, oppure I detective selvaggi di Roberto Bolano, di cui ho parlato qui e qui: o, magari, come quello che ho letto adesso, recentemente insomma, Gli uomini che non si voltano di Gaetano Savatteri, ch'è un libro strano, dove spesso e volentieri quando un personaggio dice casa o cane o pistacchio, o mestolo, viene in mente che stia parlando d'altro, che ci sia dietro quelle parole un qualche significato strano, recondito. Che poi magari non è così, eh. Ma uno lì per lì ci pensa. E' un libro, Gli uomini che non si voltano di Gaetano Savatteri dove può accadere che se il Personaggio A dice al Personaggio B che ha fatto la tal cosa per la tal ragione, magari invece l'ha fatta per un'altra ragione, o ha fatto un'altra cosa, però l'ha fatta proprio per quella ragione, o può anche succedere che abbia fatto un'altra cosa per un'altra ragione, però avrebbe voluto fare quella che ha detto. E' un libro, Gli uomini che non si voltano di Gaetano Savatteri, dove sembra che c'è gente che vuol scoprire la verità, o almeno una possibile verità, ma quando sembra che 'sta gente vuol scoprire la verità, il lettore poi ha la sensazione, ogni tanto, ma ce l'ha comunque, che 'sta gente stia solo cercando un antidoto alla propria paura. E' un libro, Gli uomini che non si voltano di Gaetano Savatteri, che potrebbe aver scritto Sciascia, e in questo - bisogna dirlo - non è nuovissimo come impostazione, ma di libri come ne avrebbe potuti scriver Sciascia si sentiva un po' la mancanza, perché Sciascia è Sciascia, e non c'è cazzo, non è facile tirar fuori un libro come ne avrebbe potuti scriver lui, e dunque mentre in giro di libri come ne avrebbe potuti scriver Tondelli ce n'è a miliardi, di libri come ne avrebbe potuti scriver Sciascia ce n'è pochi. Ne scrive giusto qualcuno Camilleri ogni tanto, quando si stufa di quel pupazzone pelato ch'è Montalbano. E insomma è un libro, Gli uomini che non si voltano di Gaetano Savatteri, dove la gente è ipocrita, i personaggi son squallidi e meschini, venduti al potere, asserviti, e non se ne pentono. E' un libro dove il potere logora chi non ce l'ha, ma anche chi ce l'ha. E' un libro, Gli uomini che non si voltano di Gaetano Savatteri, dove non si fanno rivoluzioni: al massimo qualcuno s'incazza, ogni tanto. Ma poi passa. E' un libro pieno di mediocrità, di miserie, di squallore, di gente che è serva, che lecca il culo, che striscia pur di arrivare al potere, ma non un potere grosso, un potere imponente: no, un potere ch'è una fettina, un pezzetto di potere, e più il pezzetto è ben minimo, e più le lingue si fan lunghe a leccare culi e piedi. E' un libro in cui chi ha il suo pezzetto di potere diventa, tragicamente, servo del suo pezzetto di potere, entra in simbiosi col suo pezzetto di potere. E' un libro che certe volte non capisci, di cui non segui la logica, come può accadere in certi libri mirabili, appunto, di Sciascia: vedi Il consiglio d'Egitto. E' un libro in cui, guardacaso, c'è un personaggio che si chiama Vella, come l'abate de Il consiglio d'Egitto. E' un libro in cui la gente se ne frega. Anzi, se ne strafrega. E' un libro in cui la gente tira a campare. E' un libro in cui ciascuno allora va per i fatti suoi, anche se i personaggi s'incontrano, parlano: ma ognuno sta andando per i fatti suoi, e tira a campare, sta andando per i fatti suoi appunto per campare tranquillo più che può, e anche se ha scoperto un segreto, se ne va zitto, tra gli uomini che non si voltano, come dice la poesia di Montale che dà il titolo al libro: e questa è una cosa che a me piace, perché di libri in cui la gente schiatta, resta, o ci resta (e guardacaso si dice che uno c'è rimasto per dire che è schiattato) insomma di libri così c'è pieno, mentre di libri in cui la gente se ne va zitta, magari strascicando i piedi, ce n'è pochi. E allora se uno lo legge quando ha sonno, siccome di libri così ce n'è pochi, magari lui, quello che ha sonno, che poi sarei io, non s'addormenta.



